Citazione della settimana

Non sono confuso, sono solo mischiato bene.

Robert Frost

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Citazione della settimana

Il sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto.

H. Phillips Lovecraft

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Racconto

Prequel #0

Parte #1

IL MIO MIGLIORE AMICO #2

“A quanto pare, ho fatto una cazzata”. “Cosa?” mi chiede Grazia.
“Luca… da quella notte non l’ho più sentito”.
“Nooo, che stronzo” sussurra coprendosi la bocca.
Annuisco. “Forse è colpa mia, non avrei dovuto cedergli così in fretta…”.
“Prima di tutto era, è il tuo migliore amico, e poi si prende la tua prima volta e non si fa sentire?”.
Sorrido. “Almeno grazie a lui ho capito di essere gay” le dico.
Grazia scoppia a ridere.
“Un po’ estremo come metodo”.
Mi copro il viso con le mani e bofonchio: “Gli ho anche detto di essere solo suo”.
“Ecco questo potevi risparmiartelo” mi dice colpendomi forte sulla nuca.
Si alza. “Marco” mi dice. “Domani. Io e te. Si va a ballare”.
Annuisco mesto. Non ho chance di evitare la serata.

“Grazie” sussurro tra i denti alla mia amica trapassandola con lo sguardo. Lei fa spallucce.
Volevo dimenticarmi di lui e invece…
I nostri occhi si incontrano sopra la pista da ballo gremita di persone.
“Vai!”.
“No”.
Grazia mi spinge, inciampo. Mi raddrizzo subito e con un sorriso tirato sul volto cammino verso Luca.
Lo saluto. Lui mi fa un cenno con la testa.
“Io…” inizio a dire.
“Mi dispiace non averti chiamato” mi interrompe in fretta.
Strabuzzo gli occhi, non me lo aspettavo. “Grazie” riesco a rispondere.
Luca mi afferra il polso e mi trascina nel corridoio che conduce alla sala dei dipendenti.
Mi sbatte contro il muro, poi afferra il volto tra le sue grandi mani e mi bacia. Mi ruba l’aria, si infila nella mia bocca con rabbia. Mi lascio andare, passo le mani tra i suoi capelli morbidi. Si allontana, con la bocca scende sul collo. Lo sento leccare, succhiare… mi graffia con i denti. Rimarrà il segno, ne sono certo. Ma non mi importa.
Poi in fretta si china sulle ginocchia.
“No…” mi esce tra le labbra, il respiro corto, il cuore accelerato.
Poso le mani sulle sue spalle e cerco di spingerlo via, ma non riesco a muoverlo. Guardo in basso, lui mi guarda. Le ciglia lunghe incorniciano i suoi occhi perfetti. Solleva il labbro da un lato e lentamente mi apre la cerniera dei jeans abbassandomeli del tutto.
Struscia il viso sui miei boxer, attraverso il tessuto sento il suo respiro caldo. Tremo. Mi mordo il labbro inferiore quando abbassa anche l’intimo liberando l’erezione.
Prende ad accarezzarlo con la mano fino alla punta, mentre con l’altra è impegnato a toccare dolcemente le palle e la base dell’asta. Si muove veloce, alternando qualche stretta al momento giusto. Non riesco a smettere di guardare la sua mano scivolare su e giù lungo la mia asta. “È così bello” sussurro tra i denti.
Alza lo sguardo e mi fissa.
“Posso?” mi chiede.
Gli dico di sì e rapido sento il mio pene scivolare nella sua bocca umida. Lo tira fuori e inizia a leccare, piccoli colpi alla punta, poi succhia con sempre più vigore. Un brivido mi corre lungo la schiena. Allargo le mani sulle sue spalle.
Con la mano mi continua a tormentare le palle mentre scivolo sempre più a fondo nella sua bocca.
Non capisco più nulla, nessuno mai lo aveva preso in bocca come lui… ma mi piace. Non era stato lo stesso con le due ragazze che lo avevano preceduto.
Ho il respiro corto, il petto si alza e si abbassa mentre Luca continua ad alternare succhiate e leccate.
Chiudo gli occhi completamente perso.

“Apri!”.
Bussano alla porta. Volto la testa senza aprire gli occhi, avrei voglia di gridargli di andare via. Non adesso, assolutamente non ora.
Bussano ancora. Apro gli occhi.
Buio.
Ma cosa cavolo?
Tasto intorno a me. Morbido. Richiudo gli occhi e cerco di rallentare il respiro.
“Apri!”.
Metto un braccio sugli occhi.
“Era solo un sogno” dico tra i denti.
Sospiro e mi alzo. Accendo la luce, apro la porta e Grazia mi assale.
“Perché cavolo non aprivi?”.
La guardo: è tutta in tiro. Tacco alto, gonna corta e camicetta smanicata, trucco accentuato.
“Dove devi andare?”.
“Dove dobbiamo andare, vuoi dire”.
Mi strofino gli occhi, non riesco a seguirla.
“Dovevamo andare a ballare” mi ricorda.
Mi batto la fronte con la mano.
“Faccio in fretta, aspettami”.

“Grazie” sussurro tra i denti alla mia amica trapassandola con lo sguardo. Lei fa spallucce.
Volevo dimenticarmi di lui e invece…
Lo guardo da sopra la pista da ballo. È di spalle, non mi ha visto. Grazia mi spinge, incespico, sbatto contro un paio di persone prima di raggiungerlo.
Allungo una mano, sto quasi per toccarlo sulla spalla quando sento una risata di gola. Femminile.
Mi blocco con la mano in aria.
“Andiamo da me?”.
Mi sposto un po’ di lato e vedo il volto della mia nemica.
È lei, la sua ex ragazza. Loredana.
“Certo” risponde lui.
No, non può essere vero.

…Continua…

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|

|Recensione|”The Kitten’s Club” di Dinah Roberts

Titolo: The Kitten’s Club

Autore: Dinah Roberts

Serie: The Kittens

Genere: Erotic romance / Contemporary

Editore: Self Publishing

Data Pubblicazione: 5 Dicembre 2019

Formato: Ebook (Cartaceo in arrivo)

Prezzo: 1,99

Faccio presente ai lettori che il romanzo contiene scene sessualmente esplicite di tipo BDSM.

Trama

Quando sono giunta al club, munita solo di un bigliettino da visita, mai mi sarei aspettata ciò che mi sono ritrovata davanti.
Un mondo sommerso. Fatto di eros e giochi di ruolo, dove l’unica pedina sei solamente tu.
L’unica cosa che sapevo è che avevo bisogno di soldi e che a pochi giorni mi sarei ritrovata in mezzo a una strada.
Sono entrata in questo luogo per disperazione.
Ci sono rimasta per il piacere.
Diventando la “Red Kitten”.

La mia opinione

Vi avevo promesso la recensione di questo nuovo erotico che ha visto la luce su Wattpad e che poi, spinto dal successo, è stato autopubblicato dall’autrice che si firma Dinah Roberts.

Ho trovato la storia interessante seppur lineare e neanche per un momento è caduta nel banale. Un gran traguardo direi per un romance erotico.

La scrittura di Dinah è pulita, ha fatto un ottimo lavoro di editing; chiara e semplice… si riesce ad entrare nella storia, ad immaginare molto bene ogni scena. A sentirla vera sulla tua pelle.

Per quanto riguarda l’argomento, un club erotico dove vige la regola sottomesso-a/dominatrice-ore, è stato affrontato molto bene quindi invito chi volesse leggerlo ad essere cosciente del tema prima di gridare a “ma è assurdo” “le donne non vanno trattate così” “Come può piacere” e potrei continuare all’infinito con commenti banali e sterili.

[…] Che cosa faccio? Sono realmente pronta a diventare una sottomessa? Ad avere dei contatti con degli uomini? A farmi fare ciò
che comandano loro? Non so se sono pronta a tutto questo. […]

Se non avete una mente aperta, se non credete che il dolore possa essere una forma di piacere, se pensate di non potervi mai sottomettervi ad altri durante il sesso fate il favore di non leggerlo.

Perché il romanzo è ben scritto, la storia interessante, il BDSM è trattato molto bene, la caratterizzazione dei personaggi ben fatta con la giusta dose di evoluzione lungo la trama. Insomma un libro assolutamente da leggere.

[…] «Lesley, non ti ho mai chiesto di preciso che lavoro fai». Magari
potrebbe essermi utile. Lei mi sorride, ma non mi risponde.
«Ho sempre dato per scontato che lavorassi in qualche boutique di lusso, o qualcosa del genere».
La sua risata esplode con tutta la sua grazia sexy, non l’avevo mai vista ridere in questo modo. Wow, ha una risata bellissima, fossi un uomo mi innamorerei di lei solo sentendola ridere, oltre che per le sue curve mozzafiato.
«Io in una boutique? Oh Roxy, credevo di averti lasciato tanti indizi nel tempo. Dovresti imparare ogni tanto a coglierli. Non so se sei pronta per scoprirlo, bimba. Spesso penso che saresti perfetta. Ma poi vedo la ragazza pulita che sei…[…]

Io ora aspetterò con ansia il seguito!

Miss Elena

Tutto il materiale mi è stato fornito dall’autrice.

Racconto

Il ragazzo con gli occhi verdi

Il cenone mi era sembrato infinito. Perché avevo deciso di partecipare a una festa in cui conoscevo solo due persone? Sospiro per la centesima volta. Intorno a me iniziano ad alzarsi, guardo l’ora sul piccolo orologio rosa che porto al polso. Mancano ancora quaranta minuti alla mezzanotte. Una eternità.
Alzo la testa e i miei occhi trovano quelli del ragazzo seduto di fronte a me, Giacomo. Si chiamava così, vero? Il cuore manca un battito; mi chiedo il perché del calore che sento arrivare al viso. Ho bevuto troppo vino bianco?
No, non è questo. Svuoto la testa e mi alzo per aiutare a mettere in ordine. Non prima però di averlo guardato per bene. Moro, capelli folti che ricadono liberi sulla fronte. Occhi verdi.
Si alza, gli fisso le mani con le quali fa leva sulla tavola: dita lunghe.
Poi si volta e… cavolo che culo!
Mi lecco le labbra.
Come faceva quella frase…. “Chi fa sesso il primo dell’anno, lo fa tutto l’anno”? O era “l’ultimo dell’anno”?
Allontano il pensiero portando i piatti sporchi in cucina, forse ho davvero bevuto troppo.
Guardo l’ora, mancano dieci minuti. Mi picchietto le labbra con l’unghia smaltata. Se faccio passare mezz’ora dopo la mezzanotte e me ne vado, è da maleducati?
Inspiro ed espiro.
“Ci siamo quasi” sento gridare.
Vado a prendere il cappotto, ho voglia di vedere i fuochi d’artificio dal giardino. Faccio le scale a due a due, metto la mano sulla maniglia e spingo la porta. Accendo la luce mentre mi chiudo l’uscio alle spalle.
E lo vedo.
Il ragazzo dagli occhi verdi. Senza maglietta al centro della camera.
Un buffo suono mi esce dalle labbra già secche.
Giacomo, continuerò a chiamarlo così, si gira a guardarmi e mi regala un enorme sorriso senza far nulla per coprirsi.
“Me ne vado subito” dico avvicinandomi al letto per prendere il cappotto.
Gli volto le spalle, il cuore che batte troppo forte.
“Dove diavolo è finito!” borbotto tirando fuori ogni sorta di giacca e cappotto tranne il mio. Ovviamente.
Mi allungo sul letto, un ginocchio sul materasso e il braccio steso in avanti. Il suo odore mi avvolge, quel profumo di bagnodoccia al muschio che amo mischiato a qualcosa che è solo suo. Sento il calore della sua pelle sul braccio nudo.
“Cercavi questo?” dice tirando fuori dal mucchio proprio il mio cappotto blu. Annuisco, mi tiro su e mi volto a guardarlo.
“Grazie” dico facendo per prenderlo.
Lui si allontana con il cappotto in mano, allontanando la mia speranza di uscire presto dalla stanza.
Quando hanno alzato il riscaldamento? Dove è finita tutta l’aria?
Io avanzo, lui arretra fino a quando non sbatte con le spalle sull’enorme vetrata che occupa quasi l’intera facciata.
Alzo un sopracciglio incrociando le braccia sul petto. Il seno si solleva nella scollatura dell’abito smanicato.
Con una mossa rapida lascia cadere il cappotto a terra mentre con l’altra mano mi afferra il polso. Mi scontro contro il suo petto nudo. Mi divincolo. Perché tutto quello che provo è eccitazione? Dove è finito il mio buonsenso?
“Cecilia, vero?”
Mi fermo, si ricorda il mio nome. Quasi salto dalla gioia.
Annuisco cercando di mantenere una facciata calma.
“Ho visto come mi guardavi poco fa”
Deglutisco, sento le guance ardere. Abbasso lo sguardo imbarazzata.
Mi circonda la vita con entrambe le braccia poi abbassa la testa.
“Posso?”
Allontano la testa per guardarlo bene. Nelle orecchie sento solo il battito furioso del mio cuore. Sul ventre preme già la sua erezione.
Mi lecco il labbro inferiore, libero le braccia dalla sua stretta e affero il suo viso con entrambe le mani avvicinandolo al mio. Lo bacio, nei suoi occhi leggo la sorpresa. Ma dura poco, subito il ragazzo risponde al bacio infilandomi la lingua in bocca e spingendo il bacino contro il mio. Infilo le dita tra i suoi capelli morbidi. Interrompe il bacio, annaspa alla ricerca di aria. Velocemente mi volta nel suo abbraccio e inverte le posizioni. Ora posso vedere il giardino dalla finestra. Poso una mano sul vetro freddo.
Di sotto sento le voci dei nostri amici. Giacomo mi morde l’orecchio riportandomi da lui. Sento le sue mani carezzarmi le cosce e tirarmi su la gonna arrotolandola in vita.
Cerco di respirare mentre mi agito sotto il suo tocco. Nel vetro vedo il nostro riflesso. La sua testa china sulla mia spalla, le mani che mi afferrano i fianchi. Faccio scivolare a terra il perizoma rosa in pizzo. Poi mi allarga le gambe mentre con le dita cerca e trova la mia fessura bagnata. Stende gli umori massaggiando e premendo nei punti giusti. Ho il respiro affannato, la mano sudata scivola sul vetro. Volto la testa per baciarlo mentre piano infila uno alla volta le sue lunghe dita dentro di me. Si muove piano un paio di volte. Allungo la mano all’indietro e afferro il suo pene sopra il tessuto.
“Spogliati” riesco a dire con la voce roca e il respiro spezzato.
In pochi secondi è nudo dietro di me. Vorrei vederlo bene, ma mi accontento di muovere la mano lungo l’asta stringendo forte alla base.
“Adesso” gli sento dire.
“Il… preservativo…”.
La voce mi esce a fatica. Lo sento borbottare tra i denti, poi nel riflesso lo vedo chinarsi a terra e rovistare nei jeans. Sento il rumore dell’apertura del pacchetto e lo vedo infilarselo.
Si posiziona dietro di me, spingo in alto il sedere chinandomi verso la finestra. Di sotto posso vedere gli altri riunirsi per il conto alla rovescia.
“Credi che possano vederci?”.
Si spinge dentro di me, lo sento allargarmi centimetro dopo centimetro. Sbatto le mani e la guancia al vetro per la sorpresa. Mi mordo le labbra per evitare di gridare. Giacomo mi afferra sui fianchi morbidi e inizia a muoversi a un ritmo sostenuto. Apro gli occhi e guardo fuori. Il cielo si colora di rosso, blu e oro.
È arrivato il nuovo anno.
Stringo i muscoli sul pene. Sento le gambe cedere, ho lo stomaco sottosopra. Sussulto nella sua stretta. I fuochi in cielo e il fuoco dentro di me.
Annaspo, un suono strozzato mi esce dalle labbra secche. Copro la sua mano con la mia, gli graffio il braccio e poi dimentico ogni cosa.

“Dove eri finita?!” grida la mia amica per superare la musica e il chiacchiericcio. Sono ancora sulle scale, sono sicura di avere la parola scopata dipinta sulla fronte sudata.
“Ero…”. Mi sistemo la gonna.
“Al telefono con la mia famiglia” dico tutto d’un fiato.
“Ti sei persa i fuochi d’artifico” si lamenta mettendo il broncio. Poi mi trascina verso il patio.
“Oh, tranquilla” le dico sorridendo mentre metto una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
“Li ho visti bene”.

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|