|Recensione|”Naphil” di M.J.Red

Eccoci qui con una nuova recensione!
Visto che siamo tutti bloccati a casa – perché vero che non state uscendo? – vi propongo una lettura davvero interessante.
Chi mi segue da un po’ lo sa che non scelgo mai male, quindi fidatevi anche questa volta e leggetelo.

Oggi vi parlo del romanzo della scrittrice che si firma con lo pseudonimo di M.J.Red, “Naphil“.




Titolo: Naphil
Autrice: M.J.Red
Genere: Urban Fantasy, Young Adult
Data di pubblicazione: 24 Marzo 2020
Formato disponibile: Cartaceo, Ebook (anche per Kindle Unlimited)
Prezzo copertina flessibile: 14 euro
Prezzo ebook: 2,99 euro
Pag: 548

Trama

I Naphil sono tre, nascono nello stesso giorno e hanno il controllo del loro continente d’origine.
Ma questo Ethan non lo sa, non lo ha mai saputo. Ha solo 17 anni e la sua unica preoccupazione è non addormentarsi durante le noiose lezioni al college. Eppure fin da piccolo ha nascosto con paura ciò di cui è stato capace, anche se solo per una volta.
Ben presto sarà impossibile continuare a fuggire da ciò che il Destino ha deciso per lui. Ben presto sarà in gioco la sua vita e quella di tutte le persone che ama. Non vorrebbe, ma è la responsabilità di un Naphil, una sua responsabilità.
E non potrà più tirarsi indietro.

La mia opinione

Il libro mi è piaciuto, la storia è interessante e procede molto bene. Non diventa banale, anzi… quel procedere nelle scoperte a tentoni è molto realistico, quel provare a capire cosa sta succedendo e perché insieme a Ethan, il protagonista, e al suo gruppo di amici estremamente variegato, è emozionante.

[…] «Qui dice che i Naphil sono generalmente tre, nascono nello stesso periodo…» lo sguardo torvo di Leo mi fece dare un’ulteriore lettura «… Nello stesso giorno» mi corressi. «C’è scritto che hanno il controllo del loro continente di nascita» cosa significava quell’affermazione? Spulciai alla ricerca di altre notizie. «Tre? Per quale motivo tre e basta?»
«Non ne siamo sicuri, ma credo dipenda dalle probabilità. Persone con geni così particolari nascono raramente e spesso muoiono durante il parto. Anche tu hai rischiato, non ricordi?» spiegò il signor Pablo.
«E poi il tre è un bel numero» bisbigliò ironico Leo. […]

Come sempre non dirò molto sulla trama per evitare lo spoiler, anche perché i colpi di scena non mancano. Una paio di volte sono rimasta con il fiato sospeso e un nodo alla gola.
Mi soffermo solo a dirvi che ho amato la semplicità della scrittura di questa autrice, capace di trasportare in un mondo popolato da strane e potenti creature magiche grazie alle sue descrizioni dettagliate ma non noiose. Soprattutto in questo momento delicato ho desiderato più volte di avere un paio dei poteri che hanno i protagonisti della storia XD

Il romanzo ha un finale aperto, ma tranquilli,  ho indagato per voi e posso già dirvi che ci sarà il seguito. 
Quindi non ci resta altro che metterci comodi e aspettare che l’autrice faccia la sua magia!!!



Miss Elena

Tutto il materiale mi è stato fornito dall’autrice

Le parole di…

Queste le parole della psicologa e psicoterapeuta Francesca Morelli

Magari qualcuno di voi ha già avuto modo di leggerle sui social bei giorni scorsi ma devono essere condivise ancora. Questa lucida analisi della situazione e della società di oggi è davvero ben scritta.

Se ancora non l’avete letto, prendetevi un minuto per farlo 🙂

Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte e condivido con voi alcune riflessioni.

Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare…

In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira…

In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.

In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati nè domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop.

Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro.

Sappiamo ancora cosa farcene?

In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.

In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.

Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?

In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunita, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.

Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.

Perchè col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto.

Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo.

qui il link originale

Miss Elena

Racconto

Prequel #0

Parte #1

IL MIO MIGLIORE AMICO #2

“A quanto pare, ho fatto una cazzata”. “Cosa?” mi chiede Grazia.
“Luca… da quella notte non l’ho più sentito”.
“Nooo, che stronzo” sussurra coprendosi la bocca.
Annuisco. “Forse è colpa mia, non avrei dovuto cedergli così in fretta…”.
“Prima di tutto era, è il tuo migliore amico, e poi si prende la tua prima volta e non si fa sentire?”.
Sorrido. “Almeno grazie a lui ho capito di essere gay” le dico.
Grazia scoppia a ridere.
“Un po’ estremo come metodo”.
Mi copro il viso con le mani e bofonchio: “Gli ho anche detto di essere solo suo”.
“Ecco questo potevi risparmiartelo” mi dice colpendomi forte sulla nuca.
Si alza. “Marco” mi dice. “Domani. Io e te. Si va a ballare”.
Annuisco mesto. Non ho chance di evitare la serata.

“Grazie” sussurro tra i denti alla mia amica trapassandola con lo sguardo. Lei fa spallucce.
Volevo dimenticarmi di lui e invece…
I nostri occhi si incontrano sopra la pista da ballo gremita di persone.
“Vai!”.
“No”.
Grazia mi spinge, inciampo. Mi raddrizzo subito e con un sorriso tirato sul volto cammino verso Luca.
Lo saluto. Lui mi fa un cenno con la testa.
“Io…” inizio a dire.
“Mi dispiace non averti chiamato” mi interrompe in fretta.
Strabuzzo gli occhi, non me lo aspettavo. “Grazie” riesco a rispondere.
Luca mi afferra il polso e mi trascina nel corridoio che conduce alla sala dei dipendenti.
Mi sbatte contro il muro, poi afferra il volto tra le sue grandi mani e mi bacia. Mi ruba l’aria, si infila nella mia bocca con rabbia. Mi lascio andare, passo le mani tra i suoi capelli morbidi. Si allontana, con la bocca scende sul collo. Lo sento leccare, succhiare… mi graffia con i denti. Rimarrà il segno, ne sono certo. Ma non mi importa.
Poi in fretta si china sulle ginocchia.
“No…” mi esce tra le labbra, il respiro corto, il cuore accelerato.
Poso le mani sulle sue spalle e cerco di spingerlo via, ma non riesco a muoverlo. Guardo in basso, lui mi guarda. Le ciglia lunghe incorniciano i suoi occhi perfetti. Solleva il labbro da un lato e lentamente mi apre la cerniera dei jeans abbassandomeli del tutto.
Struscia il viso sui miei boxer, attraverso il tessuto sento il suo respiro caldo. Tremo. Mi mordo il labbro inferiore quando abbassa anche l’intimo liberando l’erezione.
Prende ad accarezzarlo con la mano fino alla punta, mentre con l’altra è impegnato a toccare dolcemente le palle e la base dell’asta. Si muove veloce, alternando qualche stretta al momento giusto. Non riesco a smettere di guardare la sua mano scivolare su e giù lungo la mia asta. “È così bello” sussurro tra i denti.
Alza lo sguardo e mi fissa.
“Posso?” mi chiede.
Gli dico di sì e rapido sento il mio pene scivolare nella sua bocca umida. Lo tira fuori e inizia a leccare, piccoli colpi alla punta, poi succhia con sempre più vigore. Un brivido mi corre lungo la schiena. Allargo le mani sulle sue spalle.
Con la mano mi continua a tormentare le palle mentre scivolo sempre più a fondo nella sua bocca.
Non capisco più nulla, nessuno mai lo aveva preso in bocca come lui… ma mi piace. Non era stato lo stesso con le due ragazze che lo avevano preceduto.
Ho il respiro corto, il petto si alza e si abbassa mentre Luca continua ad alternare succhiate e leccate.
Chiudo gli occhi completamente perso.

“Apri!”.
Bussano alla porta. Volto la testa senza aprire gli occhi, avrei voglia di gridargli di andare via. Non adesso, assolutamente non ora.
Bussano ancora. Apro gli occhi.
Buio.
Ma cosa cavolo?
Tasto intorno a me. Morbido. Richiudo gli occhi e cerco di rallentare il respiro.
“Apri!”.
Metto un braccio sugli occhi.
“Era solo un sogno” dico tra i denti.
Sospiro e mi alzo. Accendo la luce, apro la porta e Grazia mi assale.
“Perché cavolo non aprivi?”.
La guardo: è tutta in tiro. Tacco alto, gonna corta e camicetta smanicata, trucco accentuato.
“Dove devi andare?”.
“Dove dobbiamo andare, vuoi dire”.
Mi strofino gli occhi, non riesco a seguirla.
“Dovevamo andare a ballare” mi ricorda.
Mi batto la fronte con la mano.
“Faccio in fretta, aspettami”.

“Grazie” sussurro tra i denti alla mia amica trapassandola con lo sguardo. Lei fa spallucce.
Volevo dimenticarmi di lui e invece…
Lo guardo da sopra la pista da ballo. È di spalle, non mi ha visto. Grazia mi spinge, incespico, sbatto contro un paio di persone prima di raggiungerlo.
Allungo una mano, sto quasi per toccarlo sulla spalla quando sento una risata di gola. Femminile.
Mi blocco con la mano in aria.
“Andiamo da me?”.
Mi sposto un po’ di lato e vedo il volto della mia nemica.
È lei, la sua ex ragazza. Loredana.
“Certo” risponde lui.
No, non può essere vero.

…Continua…

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|