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Racconto

Il ragazzo con gli occhi verdi

Il cenone mi era sembrato infinito. Perché avevo deciso di partecipare a una festa in cui conoscevo solo due persone? Sospiro per la centesima volta. Intorno a me iniziano ad alzarsi, guardo l’ora sul piccolo orologio rosa che porto al polso. Mancano ancora quaranta minuti alla mezzanotte. Una eternità.
Alzo la testa e i miei occhi trovano quelli del ragazzo seduto di fronte a me, Giacomo. Si chiamava così, vero? Il cuore manca un battito; mi chiedo il perché del calore che sento arrivare al viso. Ho bevuto troppo vino bianco?
No, non è questo. Svuoto la testa e mi alzo per aiutare a mettere in ordine. Non prima però di averlo guardato per bene. Moro, capelli folti che ricadono liberi sulla fronte. Occhi verdi.
Si alza, gli fisso le mani con le quali fa leva sulla tavola: dita lunghe.
Poi si volta e… cavolo che culo!
Mi lecco le labbra.
Come faceva quella frase…. “Chi fa sesso il primo dell’anno, lo fa tutto l’anno”? O era “l’ultimo dell’anno”?
Allontano il pensiero portando i piatti sporchi in cucina, forse ho davvero bevuto troppo.
Guardo l’ora, mancano dieci minuti. Mi picchietto le labbra con l’unghia smaltata. Se faccio passare mezz’ora dopo la mezzanotte e me ne vado, è da maleducati?
Inspiro ed espiro.
“Ci siamo quasi” sento gridare.
Vado a prendere il cappotto, ho voglia di vedere i fuochi d’artificio dal giardino. Faccio le scale a due a due, metto la mano sulla maniglia e spingo la porta. Accendo la luce mentre mi chiudo l’uscio alle spalle.
E lo vedo.
Il ragazzo dagli occhi verdi. Senza maglietta al centro della camera.
Un buffo suono mi esce dalle labbra già secche.
Giacomo, continuerò a chiamarlo così, si gira a guardarmi e mi regala un enorme sorriso senza far nulla per coprirsi.
“Me ne vado subito” dico avvicinandomi al letto per prendere il cappotto.
Gli volto le spalle, il cuore che batte troppo forte.
“Dove diavolo è finito!” borbotto tirando fuori ogni sorta di giacca e cappotto tranne il mio. Ovviamente.
Mi allungo sul letto, un ginocchio sul materasso e il braccio steso in avanti. Il suo odore mi avvolge, quel profumo di bagnodoccia al muschio che amo mischiato a qualcosa che è solo suo. Sento il calore della sua pelle sul braccio nudo.
“Cercavi questo?” dice tirando fuori dal mucchio proprio il mio cappotto blu. Annuisco, mi tiro su e mi volto a guardarlo.
“Grazie” dico facendo per prenderlo.
Lui si allontana con il cappotto in mano, allontanando la mia speranza di uscire presto dalla stanza.
Quando hanno alzato il riscaldamento? Dove è finita tutta l’aria?
Io avanzo, lui arretra fino a quando non sbatte con le spalle sull’enorme vetrata che occupa quasi l’intera facciata.
Alzo un sopracciglio incrociando le braccia sul petto. Il seno si solleva nella scollatura dell’abito smanicato.
Con una mossa rapida lascia cadere il cappotto a terra mentre con l’altra mano mi afferra il polso. Mi scontro contro il suo petto nudo. Mi divincolo. Perché tutto quello che provo è eccitazione? Dove è finito il mio buonsenso?
“Cecilia, vero?”
Mi fermo, si ricorda il mio nome. Quasi salto dalla gioia.
Annuisco cercando di mantenere una facciata calma.
“Ho visto come mi guardavi poco fa”
Deglutisco, sento le guance ardere. Abbasso lo sguardo imbarazzata.
Mi circonda la vita con entrambe le braccia poi abbassa la testa.
“Posso?”
Allontano la testa per guardarlo bene. Nelle orecchie sento solo il battito furioso del mio cuore. Sul ventre preme già la sua erezione.
Mi lecco il labbro inferiore, libero le braccia dalla sua stretta e affero il suo viso con entrambe le mani avvicinandolo al mio. Lo bacio, nei suoi occhi leggo la sorpresa. Ma dura poco, subito il ragazzo risponde al bacio infilandomi la lingua in bocca e spingendo il bacino contro il mio. Infilo le dita tra i suoi capelli morbidi. Interrompe il bacio, annaspa alla ricerca di aria. Velocemente mi volta nel suo abbraccio e inverte le posizioni. Ora posso vedere il giardino dalla finestra. Poso una mano sul vetro freddo.
Di sotto sento le voci dei nostri amici. Giacomo mi morde l’orecchio riportandomi da lui. Sento le sue mani carezzarmi le cosce e tirarmi su la gonna arrotolandola in vita.
Cerco di respirare mentre mi agito sotto il suo tocco. Nel vetro vedo il nostro riflesso. La sua testa china sulla mia spalla, le mani che mi afferrano i fianchi. Faccio scivolare a terra il perizoma rosa in pizzo. Poi mi allarga le gambe mentre con le dita cerca e trova la mia fessura bagnata. Stende gli umori massaggiando e premendo nei punti giusti. Ho il respiro affannato, la mano sudata scivola sul vetro. Volto la testa per baciarlo mentre piano infila uno alla volta le sue lunghe dita dentro di me. Si muove piano un paio di volte. Allungo la mano all’indietro e afferro il suo pene sopra il tessuto.
“Spogliati” riesco a dire con la voce roca e il respiro spezzato.
In pochi secondi è nudo dietro di me. Vorrei vederlo bene, ma mi accontento di muovere la mano lungo l’asta stringendo forte alla base.
“Adesso” gli sento dire.
“Il… preservativo…”.
La voce mi esce a fatica. Lo sento borbottare tra i denti, poi nel riflesso lo vedo chinarsi a terra e rovistare nei jeans. Sento il rumore dell’apertura del pacchetto e lo vedo infilarselo.
Si posiziona dietro di me, spingo in alto il sedere chinandomi verso la finestra. Di sotto posso vedere gli altri riunirsi per il conto alla rovescia.
“Credi che possano vederci?”.
Si spinge dentro di me, lo sento allargarmi centimetro dopo centimetro. Sbatto le mani e la guancia al vetro per la sorpresa. Mi mordo le labbra per evitare di gridare. Giacomo mi afferra sui fianchi morbidi e inizia a muoversi a un ritmo sostenuto. Apro gli occhi e guardo fuori. Il cielo si colora di rosso, blu e oro.
È arrivato il nuovo anno.
Stringo i muscoli sul pene. Sento le gambe cedere, ho lo stomaco sottosopra. Sussulto nella sua stretta. I fuochi in cielo e il fuoco dentro di me.
Annaspo, un suono strozzato mi esce dalle labbra secche. Copro la sua mano con la mia, gli graffio il braccio e poi dimentico ogni cosa.

“Dove eri finita?!” grida la mia amica per superare la musica e il chiacchiericcio. Sono ancora sulle scale, sono sicura di avere la parola scopata dipinta sulla fronte sudata.
“Ero…”. Mi sistemo la gonna.
“Al telefono con la mia famiglia” dico tutto d’un fiato.
“Ti sei persa i fuochi d’artifico” si lamenta mettendo il broncio. Poi mi trascina verso il patio.
“Oh, tranquilla” le dico sorridendo mentre metto una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
“Li ho visti bene”.

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|

Racconto

Racconto erotico #8

Incontri clandestini

È una bella serata e l’idea di rimanere chiusa in casa mi logora i nervi.

Cerco di evitare la servitù, passo in punta di piedi davanti allo studio di mio marito ed esco in giardino. Continuare a pensare a Lui mi mette una tale agitazione che dormire diventa impossibile.

Ansiosa di raggiungere il mio posto preferito, sollevo la gonna lunga e faccio di corsa il resto della strada. Raggiungo la panchina nascosta, siedo e, sollevando il volto alla carezza della notte, chiudo gli occhi.

“E così è qui che vi siete nascosta”.

Quella voce roca mi costringe a spalancare gli occhi e ad alzarmi in fretta. Mi ritrovo a fissare dal basso due iridi grigie. È talmente vicino che sento sulla pelle il suo calore. Il suo fiato di tabacco mi accarezza la fronte. Il profumo del dopobarba mi inebria.

Arretro un pochino.

“I..Iiio…Io” balbetto.

L’angolo delle labbra si solleva in un sorriso consapevole. Lo sa.

Alzo il mento e raddrizzo la schiena.

“Non mi sto nascondendo!”.

Lo guardo alzando un sopracciglio. “Volevo stare da sola” aggiungo.

Il messaggio è chiaro, un gentiluomo avrebbe capito. Ma lui non è un gentiluomo, non lo è mai stato.

Si avvicina, china la testa. Sento i suoi respiri caldi sul collo. Un brivido mi attraversa.

Inspiro a fondo. Le punte dei seni si sollevano a sfiorare la sua giacca.

“Mio marito…”.

“Non è qui” mi interrompe mordendomi poi l’orecchio .

“E anche se ci fosse non si accorgerebbe di nulla”.

Io so che ha ragione. È già successo.

Che male può esserci a concedermi ancora a lui? Respiro a fondo e annuisco.

Ride, poi solleva una mano e con il pollice mi carezza il labbro inferiore. Dischiudo le labbra in un tacito invito.

Lui si china lentamente e posa le labbra sulle mie. Metto le braccia intorno al suo collo e lo avvicino a me con forza.

Con un braccio intorno alla vita mi solleva e mi tira verso il suo corpo caldo e duro.

Il bacio si fa più profondo. Le nostre lingue sono impegnate in un duello.

Lo sento accarezzarmi ogni angolo della bocca. Il suo respiro caldo si mischia al mio. Mi succhia la lingua, mi morde il labbro. Continua a giocare con me.

La sua mano si allarga sulla scollatura posteriore del vestito, mentre infila l’altra tra i miei capelli.

Poi mi fa scivolare lentamente lungo il suo corpo, una mano si solleva ad accarezzarmi il collo, scende piano tracciando un sentiero di fuoco. Mi afferra il seno. Il capezzolo si inturgidisce sotto la sua mano forte.

Gemo di passione.

Lo accarezzo, dalle spalle ai polsi. Poi passo all’addome strappandogli la camicia. Scendo ancora, l’erezione gli tende i pantaloni di lino. Me ne riempio la mano, muovendola piano intorno al suo membro.

Stringe i denti, sospira.

Finalmente mi solleva il vestito e lo arrotola in alto fermandolo nella cintura sotto il seno. Mi afferra sotto le natiche con entrambe le braccia e mi avvinghio a lui avvolgendo le lunghe gambe nude intorno alla sua vita.

Mi sollevo facendo forza sulle sue spalle, infila una mano tra i nostri corpi liberando l’erezione e lo faccio entrare dentro di me in un solo colpo. L’attrito è tanto, non ero ancora pronta. Annaspo afferrandomi alle sue spalle. Un brivido mi scorre tra le gambe laddove lo sento ingrandirsi e indurirsi, mi attraversa poi la colonna vertebrale spezzandomi il respiro.

Così impalata si sposta avvicinandosi all’enorme albero che nasconde la panchina. Mi posa contro il tronco, una mano sulla mia vita e l’altra sull’albero. Con potenti spinte, sempre più rapide, si fa strada dentro di me.

Ansimi, gemiti colorano la notte.

Mi ha tolto il fiato, rapito il corpo, denudato l’anima.

Tra le sue braccia ho lasciato me stessa. Ma ho trovato lui.

La superficie ruvida sulla schiena mi riporta per un momento alla realtà. Mi afferro all’albero dietro di me, i seni si tendono in alto, più vicini al suo volto ma ancora intrappolati nello stretto abito. Con forza lo abbassa liberandomi e afferra un capezzolo tra le labbra mordibe. Succhia e morde finche non urlo. Lo sento scivolare dentro ancora di più allargandomi al massimo.

Grido il suo nome e mi perdo nel piacere. Quasi non mi accorgo quando anche lui con una ultima potente spinta viene dentro di me spingendomi contro l’albero tanto forte da sentire il legno conficcarsi nella pelle. Mi accascio su di lui, poi piano lo sciolgo dal mio abbraccio e scendo. Il respiro corto, lo guardo tornare in sé.

Lo bacio ancora una volta poi mi rassetto il vestito e i capelli.

Con un sorriso sulle labbra lo guardo. Lì davanti a me con i calzoni ancora abbassati, la camicia strappata e i capelli in disordine è perfetto.

Ma non è mio.

Così mi volto e ancora malferma sulle gambe me ne vado prima di perdermi completamente.

Mio marito mi sta aspettando a casa.

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|

Racconto

Racconto erotico #5

Sono a letto, domani ho un seminario alle otto. Il caldo mi sta tormentando.

Bussano alla porta. Il suono mi costringe a interrompere la revisione del discorso.

Inizio a sudare nell’attimo stesso in cui infilo la vestaglietta sull’intimo. Spero di fare in fretta.

– Arrivooo – grido alla porta. Mi chiedo chi possa essere a quest’ora.

– Servizio in camera –

Mi avvicino alla porta senza aprire.

– Non ho chiamato – rispondo.

Guardo nello spioncino. Un ragazzo, alto e ben piazzato in divisa, è appoggiato al carrello.

– È una torta gelato, signora. Panna cioccolata e fragole. Se non apre si scioglierà in fretta –

Un sorriso mi si apre sul volto. Forse me l’avranno inviate le mie colleghe, nella speranza che domani faccia anche il loro nome nella presentazione, penso.

Apro, ho davvero voglia di un gelato, e del bicchiere di acqua ghiacciata che è lì accanto.

– Prego entri pure –

Rimango alla porta e lo osservo entrare. Sarà il caldo, sarà il suo culo stretto nell’uniforme, sarà lo sguardo che mi ha lanciato mentre mi passava accanto o il profumo inebriante che ha lasciato nell’aria, ma il cuore comincia a battere più forte. Chiudo la porta.

Si gira. Mi avvicino lentamente e inizio a sciogliere il nodo della vestaglietta, lascio che si ammucchi a terra ai miei piedi.

– Fa davvero molto caldo, stasera – dico.

Si raddrizza, deglutisce un paio di volte. Il suo sguardo mi accarezza, gli occhi si accendono.

– È vero, signora –

Sono davanti a lui, gli slaccio la cravatta e i primi bottoni della camicia.

– Starai soffocando con la divisa –

Annuisce. Alza entrambe le mani e mi aiuta ad aprire la camicia sul suo ampio petto. Mette le mani sulla cintura dei pantaloni, lo fermo.

– Faccio io –

Mi metto in ginocchio, apro lentamente la cerniera. Infilo una mano nei boxer.

Sollevo lo sguardo ad incontrare il nero luminoso dei suoi occhi.

Lo accarezzo piano, e lo sento ingrandirsi sotto la mia mano. Faccio scivolare pantaloni e boxer a terra, liberandolo.

Avvicino il volto al suo pene. Tiro fuori la lingua e lo lecco piano dalla base alla punta. Un sibilo gli esce dalle labbra. Con entrambe le mani gli afferro le natiche, mi lecco le labbra.

Mi volto a prendere un cubetto di ghiaccio, lo lascio rotolare in bocca.

Lo guardo, annuisce.

Poso il ghiaccio, mi sollevò quel poco che basta per prenderlo in bocca. Le sue dita si infilano tra i miei capelli.

È più grande di quanto mi aspettassi, mi muovo lentamente. Ho bisogno di sentirlo dentro. Stringo le gambe mentre lo graffio con i denti. Trema. Continuo a leccarlo, poggio le labbra sulla punta e inizio a succhiare. Alterno qualche colpo con la lingua. Con le dita scendo ad accarezzare quella zona poco prima dell’ano. Lo sento respirare con fatica, le unghie mi graffiano il cuio capelluto. Stringo ancora di più fino a lasciargli dei solchi sul culo.

Lo lascio scivolare fuori, mi chino e gioco con i testicoli gonfi. Li prendo in bocca, leccandoli mentre con la mano mi muovo lungo il pene. Sempre più duro, sempre più caldo lo sento tremare. Sollevo la testa, mi lecco le dita. Mi accarezzo la clotoride, inizio a scrivere il mio personale alfabeto. Allargo le gambe, con le mani accelero il movimento, dentro di me e su di lui; fino a quando con un grido non mi bagna la mano e quasi insieme sussulto piegandomi su me stessa.

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|

Racconto

Racconto #3

Tendo la mano su un fascio di muscoli tesi. Mi muovo piano sotto di lui, non ne ho mai abbastanza. E neanche lui. Lo sento ancora parzialmente duro dentro di me. Sospiro di piacere. È di nuovo pronto e io non riesco più a trattenermi.

Con un mugolio di soddisfazione inizio a muovermi, sul serio stavolta. Gli allaccio le gambe intorno ai fianchi gemendo nel sentirlo completamente. Ruoto appena le anche perché possa arrivare in fondo. Lo sento rilasciare il fiato tra i denti nello sforzo di trattenersi. Gli affondi si fanno più profondi, più veloci. Lo attiro a me. Voglio sentire il suo sapore. Voglio essere marchiata dal suo odore. Lo bacio. Con la lingua mima gli affondi con cui mi sta impalando. Sulle labbra sospiro di piacere e solo la sua bocca trattiene le mie urla. Mi stacco dal suo bacio, ho bisogno di respirare, poi gli mordo la spalla. Anche io voglio marchiarlo. Guardo nei suoi occhi, due profondi abissi azzurri. Potrei affogarci dentro e non mi importerebbe nulla.

Grido ancora. Ci sono ormai. Sento il piacere espandersi a ondate dentro di me. So che lui non verrà prima di me. Non mi trattengo ancora, il sudore mi imperla il corpo. Il respiro strozzato mi esce dalle labbra gonfie per i suoi baci. Con un’ultima spinta prendo il volo e con il suo sapore sulle labbra sento i muscoli della vagina contrarsi intorno il suo membro accarezzandolo. Finalmente anche lui si lascia andare e il getto caldo unito alle sue ultime spinte mi fa sobbalzare ancora una volta. Stremato, si accascia su di me, lo libero lentamente dalla mia morsa. Lo sento bisbigliare contro il collo. -Mia- Lo graffio teneramente sulla schiena. -Si- sussurro e sussulto ancora quando mi morde il seno marchiandomi.

Se vi siete persi i precedenti racconti e siete curiosi, vi lascio i link qui e qui.

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|

Racconto

Racconto erotico #2

Ormai il ghiaccio è sciolto. È tempo di un secondo racconto erotico. Se avete perso il primo potete trovarlo qui.

Buona lettura! E fatemi sapere cosa ne pensate.

Sento il suo calore sulla pelle e il respiro sul collo. Il suo odore mi circonda. Lo sento avvicinarsi e prendermi tra le braccia. Sospiro e mi appoggio al suo petto cercando di aderire più che posso.

Guardo di fronte a me. È notte fuori, il vetro rimanda il nostro riflesso. Mi piace vederlo dietro di me.

Lentamente mi sposta i capelli, china il capo e mordicchia la carne tenera dietro il lobo destro. Scende lungo il collo, una scia bollente di baci, mentre con una mano risale fino al seno. La seta della camicetta crea un attrito capace di aumentare il mio piacere. Prende il capezzolo tra pollice e indice e stringe abbastanza da farmi gridare.

Lo sento già duro dietro di me e non riesco a trattenermi dal ruotare lentamente i fianchi e sentirlo per un poco scivolare nel solco tra le natiche.

Le sue mani risalgono lungo le cosce sollevando la camicetta fino sotto il seno. Poi la tira via velocemente.

-Metti le mani sul vetro- mi dice. Mi piego in avanti e faccio come vuole. Ho il respiro corto e sento il cuore battere veloce contro le costole. Infila una gamba tra le mie spingendomi ad allargarle, mentre con una mano mi spinge il corpo sempre più in avanti fino a farmi poggiare sul divano incastrato sotto la finestra.

Abbasso la testa, posso vederlo tra le mie gambe. Non mi tocca, ma sento il suo sguardo e arrossisco pensando a come mi vede. Aperta a lui e bagnata per l’eccitazione. Infila un dito nella mia stretta fessura, poi un altro ancora. Mi piego ancora di più spingendo in alto il sedere. Sa cosa voglio. Finalmente lo sento avviccinarsi, mi preparo a riceverlo, ma non riesco a trattenere un grido quando lo sento entrare. Si tira indietro, mi afferra per i fianchi e con una forte spinta entra del tutto.

Vederlo entrare e uscire lucido dei miei umori mi fa mugulare dal piacere. Vorrei muovermi ma mi tiene stretta. Presto sento le gambe cedere, solo la sua stretta e i suoi riflessi mi evitano la caduta. Ogni affondo aumenta il nostro piacere provocandomi brividi lungo il corpo. Mi afferra per le spalle e mi riporta su contro il suo petto. Poggio una gamba sul divanetto di fronte a me. I suoi corti peli mi solleticano la schiena. Mi mordo il labbro inferiore per trattenere un grido. Mi morde piano alla nuca mentre scivolo via. Lui mi segue poco dopo. Gemiti rochi e respiri spezzati escono dalle nostre labbra mentre lentamente lo sento ancora muoversi dentro di me. Mi lascio stringere dalle sue braccia mentre cerco di ricordare come respirare.

Miss Elena

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Racconto

Lo avevo annunciato in un tag e ho trovato il coraggio di pubblicarne uno. Non siate troppo cattivi, è uno dei miei primi scritti di tipo erotico ed è più difficile di quel che può sembrare, ma soprattutto è la prima volta che lo faccio leggere a qualcuno.

Lui è mio.

Nudo, nel mio letto, la pelle abbronzata che risalta sulle lenzuola bianche. Ha i polsi legati alla testata del letto con un nastro rosso. È il mio regalo. Mi fermo davanti il letto con il miglior paio di tacchi e con la sola biancheria. Pizzo nero. De rigueur.

Mi passo una mano sul seno, soppesandolo; tintillo il capezzolo fino a quando non assomiglia a una pietruzza. Scendo con la mano lungo l’addome e la poggio a coppa sulla vagina. Lo vedo agitarsi sul letto, tendersi verso di me. Potrebbe liberarsi in qualunque momento. Ma non è ancora il suo turno.

Gli sorrido. Con poche mosse mi libero delle mutandine e del reggiseno, salgo sul letto e scivolo piano sul suo corpo. Gli pianto le unghie nel petto e graffio. Sei lunghi segni sul suo addome scolpito e sudato. I miei segni. Quando li lecco ad uno ad uno, sulle gambe sento fremere il suo membro. Mi metto in posizione sopra di lui, senza toccarlo.

Voglio che impazzisca di desiderio.

Voglio che si sleghi piombandomi addosso e facendomi sua.

Ma non ancora.

Lo bacio mentre con una mano lo afferro alla base del membro. Lo accarezzo per un pò, passo il pollice sulla punta. È già bagnato. Ma lo sono anche io. Lo guido finalmente dentro di me, prendendolo piano, un pò alla volta.

Voglio sentire ogni caldo e duro centimetro allargare la mia carne bagnata.

L’ho preso quasi tutto quando sento il rumore della stoffa che si lacera. Alzo lo sguardo, fisso fino ad allora sul punto di fusione dei nostri corpi, e lo vedo libero. Un enorme sorriso sul viso sudato. Mi passa le mani sul seno inturgidendo ancora di più i capezzoli dolenti. Mi afferra poi per la nuca e mi bacia avidamente. Spinge con il corpo e velocemente mi trovo sotto di lui. Aspettavo il momento in cui avrei sentito la sua pelle toccarmi.

Lo sento trattenere il respiro, i muscoli della schiena e delle gambe tesi nello sforzo di non schiacciarmi. Spingo in alto i fianchi. Lo voglio tutto dentro. Con un lungo affondo mi apre completamente mentre mi solleva un ginocchio verso il petto. Respirare è sempre più difficile, se avessi un pò di fiato lo userei per pregarlo di non fermarsi. Di andare ancora più a fondo. Ma lui lo sa. Mi afferra per i fianchi e mi tira più giù sotto di lui e inizia a spingere sempre più forte. Dentro e fuori, un’altalena di sensazioni. Finalmente dopo quella che mi sembra una eternità e un solo istante, mi irrigidisco e sento ogni muscolo contrarsi. Ogni nervo, ogni cellula del mio corpo gli appartiene. Vengo con il suo nome sulla labbra mentre tra i sussulti di piacere lo vedo sorridere. Esce ancora una volta e poi con un ultimo colpo lungo e veloce mi viene dentro. Mi crolla addosso, il respiro spezzato come il mio, e senza uscire mi prende tra le braccia invertendo le posizioni. Con la sua dolce voce nelle orecchie e il suo membro dentro di me mi lascio cullare ancora un pò.

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|