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Racconto

Prequel #0

Parte #1

IL MIO MIGLIORE AMICO #2

“A quanto pare, ho fatto una cazzata”. “Cosa?” mi chiede Grazia.
“Luca… da quella notte non l’ho più sentito”.
“Nooo, che stronzo” sussurra coprendosi la bocca.
Annuisco. “Forse è colpa mia, non avrei dovuto cedergli così in fretta…”.
“Prima di tutto era, è il tuo migliore amico, e poi si prende la tua prima volta e non si fa sentire?”.
Sorrido. “Almeno grazie a lui ho capito di essere gay” le dico.
Grazia scoppia a ridere.
“Un po’ estremo come metodo”.
Mi copro il viso con le mani e bofonchio: “Gli ho anche detto di essere solo suo”.
“Ecco questo potevi risparmiartelo” mi dice colpendomi forte sulla nuca.
Si alza. “Marco” mi dice. “Domani. Io e te. Si va a ballare”.
Annuisco mesto. Non ho chance di evitare la serata.

“Grazie” sussurro tra i denti alla mia amica trapassandola con lo sguardo. Lei fa spallucce.
Volevo dimenticarmi di lui e invece…
I nostri occhi si incontrano sopra la pista da ballo gremita di persone.
“Vai!”.
“No”.
Grazia mi spinge, inciampo. Mi raddrizzo subito e con un sorriso tirato sul volto cammino verso Luca.
Lo saluto. Lui mi fa un cenno con la testa.
“Io…” inizio a dire.
“Mi dispiace non averti chiamato” mi interrompe in fretta.
Strabuzzo gli occhi, non me lo aspettavo. “Grazie” riesco a rispondere.
Luca mi afferra il polso e mi trascina nel corridoio che conduce alla sala dei dipendenti.
Mi sbatte contro il muro, poi afferra il volto tra le sue grandi mani e mi bacia. Mi ruba l’aria, si infila nella mia bocca con rabbia. Mi lascio andare, passo le mani tra i suoi capelli morbidi. Si allontana, con la bocca scende sul collo. Lo sento leccare, succhiare… mi graffia con i denti. Rimarrà il segno, ne sono certo. Ma non mi importa.
Poi in fretta si china sulle ginocchia.
“No…” mi esce tra le labbra, il respiro corto, il cuore accelerato.
Poso le mani sulle sue spalle e cerco di spingerlo via, ma non riesco a muoverlo. Guardo in basso, lui mi guarda. Le ciglia lunghe incorniciano i suoi occhi perfetti. Solleva il labbro da un lato e lentamente mi apre la cerniera dei jeans abbassandomeli del tutto.
Struscia il viso sui miei boxer, attraverso il tessuto sento il suo respiro caldo. Tremo. Mi mordo il labbro inferiore quando abbassa anche l’intimo liberando l’erezione.
Prende ad accarezzarlo con la mano fino alla punta, mentre con l’altra è impegnato a toccare dolcemente le palle e la base dell’asta. Si muove veloce, alternando qualche stretta al momento giusto. Non riesco a smettere di guardare la sua mano scivolare su e giù lungo la mia asta. “È così bello” sussurro tra i denti.
Alza lo sguardo e mi fissa.
“Posso?” mi chiede.
Gli dico di sì e rapido sento il mio pene scivolare nella sua bocca umida. Lo tira fuori e inizia a leccare, piccoli colpi alla punta, poi succhia con sempre più vigore. Un brivido mi corre lungo la schiena. Allargo le mani sulle sue spalle.
Con la mano mi continua a tormentare le palle mentre scivolo sempre più a fondo nella sua bocca.
Non capisco più nulla, nessuno mai lo aveva preso in bocca come lui… ma mi piace. Non era stato lo stesso con le due ragazze che lo avevano preceduto.
Ho il respiro corto, il petto si alza e si abbassa mentre Luca continua ad alternare succhiate e leccate.
Chiudo gli occhi completamente perso.

“Apri!”.
Bussano alla porta. Volto la testa senza aprire gli occhi, avrei voglia di gridargli di andare via. Non adesso, assolutamente non ora.
Bussano ancora. Apro gli occhi.
Buio.
Ma cosa cavolo?
Tasto intorno a me. Morbido. Richiudo gli occhi e cerco di rallentare il respiro.
“Apri!”.
Metto un braccio sugli occhi.
“Era solo un sogno” dico tra i denti.
Sospiro e mi alzo. Accendo la luce, apro la porta e Grazia mi assale.
“Perché cavolo non aprivi?”.
La guardo: è tutta in tiro. Tacco alto, gonna corta e camicetta smanicata, trucco accentuato.
“Dove devi andare?”.
“Dove dobbiamo andare, vuoi dire”.
Mi strofino gli occhi, non riesco a seguirla.
“Dovevamo andare a ballare” mi ricorda.
Mi batto la fronte con la mano.
“Faccio in fretta, aspettami”.

“Grazie” sussurro tra i denti alla mia amica trapassandola con lo sguardo. Lei fa spallucce.
Volevo dimenticarmi di lui e invece…
Lo guardo da sopra la pista da ballo. È di spalle, non mi ha visto. Grazia mi spinge, incespico, sbatto contro un paio di persone prima di raggiungerlo.
Allungo una mano, sto quasi per toccarlo sulla spalla quando sento una risata di gola. Femminile.
Mi blocco con la mano in aria.
“Andiamo da me?”.
Mi sposto un po’ di lato e vedo il volto della mia nemica.
È lei, la sua ex ragazza. Loredana.
“Certo” risponde lui.
No, non può essere vero.

…Continua…

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|

|Recensione|”The Kitten’s Club” di Dinah Roberts

Titolo: The Kitten’s Club

Autore: Dinah Roberts

Serie: The Kittens

Genere: Erotic romance / Contemporary

Editore: Self Publishing

Data Pubblicazione: 5 Dicembre 2019

Formato: Ebook (Cartaceo in arrivo)

Prezzo: 1,99

Faccio presente ai lettori che il romanzo contiene scene sessualmente esplicite di tipo BDSM.

Trama

Quando sono giunta al club, munita solo di un bigliettino da visita, mai mi sarei aspettata ciò che mi sono ritrovata davanti.
Un mondo sommerso. Fatto di eros e giochi di ruolo, dove l’unica pedina sei solamente tu.
L’unica cosa che sapevo è che avevo bisogno di soldi e che a pochi giorni mi sarei ritrovata in mezzo a una strada.
Sono entrata in questo luogo per disperazione.
Ci sono rimasta per il piacere.
Diventando la “Red Kitten”.

La mia opinione

Vi avevo promesso la recensione di questo nuovo erotico che ha visto la luce su Wattpad e che poi, spinto dal successo, è stato autopubblicato dall’autrice che si firma Dinah Roberts.

Ho trovato la storia interessante seppur lineare e neanche per un momento è caduta nel banale. Un gran traguardo direi per un romance erotico.

La scrittura di Dinah è pulita, ha fatto un ottimo lavoro di editing; chiara e semplice… si riesce ad entrare nella storia, ad immaginare molto bene ogni scena. A sentirla vera sulla tua pelle.

Per quanto riguarda l’argomento, un club erotico dove vige la regola sottomesso-a/dominatrice-ore, è stato affrontato molto bene quindi invito chi volesse leggerlo ad essere cosciente del tema prima di gridare a “ma è assurdo” “le donne non vanno trattate così” “Come può piacere” e potrei continuare all’infinito con commenti banali e sterili.

[…] Che cosa faccio? Sono realmente pronta a diventare una sottomessa? Ad avere dei contatti con degli uomini? A farmi fare ciò
che comandano loro? Non so se sono pronta a tutto questo. […]

Se non avete una mente aperta, se non credete che il dolore possa essere una forma di piacere, se pensate di non potervi mai sottomettervi ad altri durante il sesso fate il favore di non leggerlo.

Perché il romanzo è ben scritto, la storia interessante, il BDSM è trattato molto bene, la caratterizzazione dei personaggi ben fatta con la giusta dose di evoluzione lungo la trama. Insomma un libro assolutamente da leggere.

[…] «Lesley, non ti ho mai chiesto di preciso che lavoro fai». Magari
potrebbe essermi utile. Lei mi sorride, ma non mi risponde.
«Ho sempre dato per scontato che lavorassi in qualche boutique di lusso, o qualcosa del genere».
La sua risata esplode con tutta la sua grazia sexy, non l’avevo mai vista ridere in questo modo. Wow, ha una risata bellissima, fossi un uomo mi innamorerei di lei solo sentendola ridere, oltre che per le sue curve mozzafiato.
«Io in una boutique? Oh Roxy, credevo di averti lasciato tanti indizi nel tempo. Dovresti imparare ogni tanto a coglierli. Non so se sei pronta per scoprirlo, bimba. Spesso penso che saresti perfetta. Ma poi vedo la ragazza pulita che sei…[…]

Io ora aspetterò con ansia il seguito!

Miss Elena

Tutto il materiale mi è stato fornito dall’autrice.

Racconto

Il ragazzo con gli occhi verdi

Il cenone mi era sembrato infinito. Perché avevo deciso di partecipare a una festa in cui conoscevo solo due persone? Sospiro per la centesima volta. Intorno a me iniziano ad alzarsi, guardo l’ora sul piccolo orologio rosa che porto al polso. Mancano ancora quaranta minuti alla mezzanotte. Una eternità.
Alzo la testa e i miei occhi trovano quelli del ragazzo seduto di fronte a me, Giacomo. Si chiamava così, vero? Il cuore manca un battito; mi chiedo il perché del calore che sento arrivare al viso. Ho bevuto troppo vino bianco?
No, non è questo. Svuoto la testa e mi alzo per aiutare a mettere in ordine. Non prima però di averlo guardato per bene. Moro, capelli folti che ricadono liberi sulla fronte. Occhi verdi.
Si alza, gli fisso le mani con le quali fa leva sulla tavola: dita lunghe.
Poi si volta e… cavolo che culo!
Mi lecco le labbra.
Come faceva quella frase…. “Chi fa sesso il primo dell’anno, lo fa tutto l’anno”? O era “l’ultimo dell’anno”?
Allontano il pensiero portando i piatti sporchi in cucina, forse ho davvero bevuto troppo.
Guardo l’ora, mancano dieci minuti. Mi picchietto le labbra con l’unghia smaltata. Se faccio passare mezz’ora dopo la mezzanotte e me ne vado, è da maleducati?
Inspiro ed espiro.
“Ci siamo quasi” sento gridare.
Vado a prendere il cappotto, ho voglia di vedere i fuochi d’artificio dal giardino. Faccio le scale a due a due, metto la mano sulla maniglia e spingo la porta. Accendo la luce mentre mi chiudo l’uscio alle spalle.
E lo vedo.
Il ragazzo dagli occhi verdi. Senza maglietta al centro della camera.
Un buffo suono mi esce dalle labbra già secche.
Giacomo, continuerò a chiamarlo così, si gira a guardarmi e mi regala un enorme sorriso senza far nulla per coprirsi.
“Me ne vado subito” dico avvicinandomi al letto per prendere il cappotto.
Gli volto le spalle, il cuore che batte troppo forte.
“Dove diavolo è finito!” borbotto tirando fuori ogni sorta di giacca e cappotto tranne il mio. Ovviamente.
Mi allungo sul letto, un ginocchio sul materasso e il braccio steso in avanti. Il suo odore mi avvolge, quel profumo di bagnodoccia al muschio che amo mischiato a qualcosa che è solo suo. Sento il calore della sua pelle sul braccio nudo.
“Cercavi questo?” dice tirando fuori dal mucchio proprio il mio cappotto blu. Annuisco, mi tiro su e mi volto a guardarlo.
“Grazie” dico facendo per prenderlo.
Lui si allontana con il cappotto in mano, allontanando la mia speranza di uscire presto dalla stanza.
Quando hanno alzato il riscaldamento? Dove è finita tutta l’aria?
Io avanzo, lui arretra fino a quando non sbatte con le spalle sull’enorme vetrata che occupa quasi l’intera facciata.
Alzo un sopracciglio incrociando le braccia sul petto. Il seno si solleva nella scollatura dell’abito smanicato.
Con una mossa rapida lascia cadere il cappotto a terra mentre con l’altra mano mi afferra il polso. Mi scontro contro il suo petto nudo. Mi divincolo. Perché tutto quello che provo è eccitazione? Dove è finito il mio buonsenso?
“Cecilia, vero?”
Mi fermo, si ricorda il mio nome. Quasi salto dalla gioia.
Annuisco cercando di mantenere una facciata calma.
“Ho visto come mi guardavi poco fa”
Deglutisco, sento le guance ardere. Abbasso lo sguardo imbarazzata.
Mi circonda la vita con entrambe le braccia poi abbassa la testa.
“Posso?”
Allontano la testa per guardarlo bene. Nelle orecchie sento solo il battito furioso del mio cuore. Sul ventre preme già la sua erezione.
Mi lecco il labbro inferiore, libero le braccia dalla sua stretta e affero il suo viso con entrambe le mani avvicinandolo al mio. Lo bacio, nei suoi occhi leggo la sorpresa. Ma dura poco, subito il ragazzo risponde al bacio infilandomi la lingua in bocca e spingendo il bacino contro il mio. Infilo le dita tra i suoi capelli morbidi. Interrompe il bacio, annaspa alla ricerca di aria. Velocemente mi volta nel suo abbraccio e inverte le posizioni. Ora posso vedere il giardino dalla finestra. Poso una mano sul vetro freddo.
Di sotto sento le voci dei nostri amici. Giacomo mi morde l’orecchio riportandomi da lui. Sento le sue mani carezzarmi le cosce e tirarmi su la gonna arrotolandola in vita.
Cerco di respirare mentre mi agito sotto il suo tocco. Nel vetro vedo il nostro riflesso. La sua testa china sulla mia spalla, le mani che mi afferrano i fianchi. Faccio scivolare a terra il perizoma rosa in pizzo. Poi mi allarga le gambe mentre con le dita cerca e trova la mia fessura bagnata. Stende gli umori massaggiando e premendo nei punti giusti. Ho il respiro affannato, la mano sudata scivola sul vetro. Volto la testa per baciarlo mentre piano infila uno alla volta le sue lunghe dita dentro di me. Si muove piano un paio di volte. Allungo la mano all’indietro e afferro il suo pene sopra il tessuto.
“Spogliati” riesco a dire con la voce roca e il respiro spezzato.
In pochi secondi è nudo dietro di me. Vorrei vederlo bene, ma mi accontento di muovere la mano lungo l’asta stringendo forte alla base.
“Adesso” gli sento dire.
“Il… preservativo…”.
La voce mi esce a fatica. Lo sento borbottare tra i denti, poi nel riflesso lo vedo chinarsi a terra e rovistare nei jeans. Sento il rumore dell’apertura del pacchetto e lo vedo infilarselo.
Si posiziona dietro di me, spingo in alto il sedere chinandomi verso la finestra. Di sotto posso vedere gli altri riunirsi per il conto alla rovescia.
“Credi che possano vederci?”.
Si spinge dentro di me, lo sento allargarmi centimetro dopo centimetro. Sbatto le mani e la guancia al vetro per la sorpresa. Mi mordo le labbra per evitare di gridare. Giacomo mi afferra sui fianchi morbidi e inizia a muoversi a un ritmo sostenuto. Apro gli occhi e guardo fuori. Il cielo si colora di rosso, blu e oro.
È arrivato il nuovo anno.
Stringo i muscoli sul pene. Sento le gambe cedere, ho lo stomaco sottosopra. Sussulto nella sua stretta. I fuochi in cielo e il fuoco dentro di me.
Annaspo, un suono strozzato mi esce dalle labbra secche. Copro la sua mano con la mia, gli graffio il braccio e poi dimentico ogni cosa.

“Dove eri finita?!” grida la mia amica per superare la musica e il chiacchiericcio. Sono ancora sulle scale, sono sicura di avere la parola scopata dipinta sulla fronte sudata.
“Ero…”. Mi sistemo la gonna.
“Al telefono con la mia famiglia” dico tutto d’un fiato.
“Ti sei persa i fuochi d’artifico” si lamenta mettendo il broncio. Poi mi trascina verso il patio.
“Oh, tranquilla” le dico sorridendo mentre metto una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
“Li ho visti bene”.

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|

|Recensione| “Piacere Immortale” di Dhalia Morrison

Dopo tanto, troppo tempo, torno a proporvi una recensione. Non è che non abbia letto ma… nessuno mi ha ispirato per scrivervi la mia opinione.

Oggi vi parlo di “Piacere Immortale” di questa autrice che si firma con lo pseudonimo di Dahlia Morrison, uscito da pochissimo!

Sono stata molto felice di averlo potuto leggere in anteprima 🙂

Titolo: Piacere Immortale

Autore: Dahlia Morrison

Editore: Caosfera Edizioni

Genere: Paranormal Romance

Data uscita: 28 Novembre 2019

Disponibile sul sito della CE, su Amazon, su Cinquantuno.it e negli store online della Feltrinelli e della Mondadori.

Trama

Sono Jamison, e sono un vampiro. La mia indole solitaria mi ha sempre spinto a osare, e spesso mi sono cacciato nei guai. Nonostante tutto, però, vivo la mia vita al massimo. Ho provato praticamente di tutto. Sono diventato persino un attore di film per adulti, una vera pornostar. L’ho fatto per mettermi alla prova, è cominciato tutto per gioco ma poi ho incontrato lui. Ho seguito una passione, un desiderio… e da quel momento in poi niente è stato più lo stesso.

Con piacere vi lascio anche un disegno molto bello che mi ha passato l’autrice.

La mia opinione

Potrei chiuderla con tre semplici parole:

MI È PIACIUTO

Ma, miei cari lettori, so che vi aspettate un qualche discorso elaborato e se lo merita anche l’autrice del romanzo, perciò cominciamo.

La scrittura è semplice, chiara, pulita e ti rende assolutamente partecipe della storia. Riesci a immaginare in maniera facile ogni scena… e con l’immaginazione qui si fanno davvero dei bei voli 🙂

L’ironia data al protagonista, Jamison, ti mantiene il sorriso sulle labbra, anche quando la situazione non lo richiede, così come la tenerezza di Cinéd riesce a toccarti il cuore. Molto ben caratterizzati anche i personaggi secondari.

La storia è molto bella, sviluppata bene senza falle o voli pindarici, accompagnata dai giusti colpi di scena che riescono a catturare l’attenzione in maniera efficace. Molti potrebbero pensare “ancora con i vampiri?“. Non potreste pensare quanto di più sbagliato, perché la storia è talmente particolare che non vi sembrerà di leggere su vampiri e simili. Non voglio dirvi altro, ma sappiate che non si concentra sull’essere un vampiro, lotte di potere o altro, ma sull’essere un uomo… sulle relazioni e sulle sofferenze e le gioie di ogni giorno. Beh, magari per Jamison, i giorni a disposizione sono molti di più di quelli concessi a noi!

[…] Credevo di essermi lasciato alle spalle la mia parte sensibile. Credevo di averla sepolta assieme ai ricordi di una sofferenza lontana. Ma lui era stato in grado di rompere il ghiaccio in cui mi ero nascosto, era stato in grado di scaldare un corpo morto, di farmi sentire ancora una persona. Era riuscito a farmi stare bene, a farmi sentire amato.

Ed era andato via. […]

Per finire, vorrei far notare a voi tutti che si tratta di un romance erotico gay, le scene di sesso sono ben descritte e non cadono nel volgare, per fortuna. Magari a qualcuno può dar fastidio e mi sembrava corretto avvisarvi. Io le ho trovate fantastiche.

Detto questo è un romanzo che consiglio caldamente, con queste fredde giornate riuscirà sicuramente a scaldarvi l’anima… e sì, anche il corpo!

Miss Elena

Tutto il materiale mi è stato fornito dall’autrice.

Racconto

Racconto erotico #8

Incontri clandestini

È una bella serata e l’idea di rimanere chiusa in casa mi logora i nervi.

Cerco di evitare la servitù, passo in punta di piedi davanti allo studio di mio marito ed esco in giardino. Continuare a pensare a Lui mi mette una tale agitazione che dormire diventa impossibile.

Ansiosa di raggiungere il mio posto preferito, sollevo la gonna lunga e faccio di corsa il resto della strada. Raggiungo la panchina nascosta, siedo e, sollevando il volto alla carezza della notte, chiudo gli occhi.

“E così è qui che vi siete nascosta”.

Quella voce roca mi costringe a spalancare gli occhi e ad alzarmi in fretta. Mi ritrovo a fissare dal basso due iridi grigie. È talmente vicino che sento sulla pelle il suo calore. Il suo fiato di tabacco mi accarezza la fronte. Il profumo del dopobarba mi inebria.

Arretro un pochino.

“I..Iiio…Io” balbetto.

L’angolo delle labbra si solleva in un sorriso consapevole. Lo sa.

Alzo il mento e raddrizzo la schiena.

“Non mi sto nascondendo!”.

Lo guardo alzando un sopracciglio. “Volevo stare da sola” aggiungo.

Il messaggio è chiaro, un gentiluomo avrebbe capito. Ma lui non è un gentiluomo, non lo è mai stato.

Si avvicina, china la testa. Sento i suoi respiri caldi sul collo. Un brivido mi attraversa.

Inspiro a fondo. Le punte dei seni si sollevano a sfiorare la sua giacca.

“Mio marito…”.

“Non è qui” mi interrompe mordendomi poi l’orecchio .

“E anche se ci fosse non si accorgerebbe di nulla”.

Io so che ha ragione. È già successo.

Che male può esserci a concedermi ancora a lui? Respiro a fondo e annuisco.

Ride, poi solleva una mano e con il pollice mi carezza il labbro inferiore. Dischiudo le labbra in un tacito invito.

Lui si china lentamente e posa le labbra sulle mie. Metto le braccia intorno al suo collo e lo avvicino a me con forza.

Con un braccio intorno alla vita mi solleva e mi tira verso il suo corpo caldo e duro.

Il bacio si fa più profondo. Le nostre lingue sono impegnate in un duello.

Lo sento accarezzarmi ogni angolo della bocca. Il suo respiro caldo si mischia al mio. Mi succhia la lingua, mi morde il labbro. Continua a giocare con me.

La sua mano si allarga sulla scollatura posteriore del vestito, mentre infila l’altra tra i miei capelli.

Poi mi fa scivolare lentamente lungo il suo corpo, una mano si solleva ad accarezzarmi il collo, scende piano tracciando un sentiero di fuoco. Mi afferra il seno. Il capezzolo si inturgidisce sotto la sua mano forte.

Gemo di passione.

Lo accarezzo, dalle spalle ai polsi. Poi passo all’addome strappandogli la camicia. Scendo ancora, l’erezione gli tende i pantaloni di lino. Me ne riempio la mano, muovendola piano intorno al suo membro.

Stringe i denti, sospira.

Finalmente mi solleva il vestito e lo arrotola in alto fermandolo nella cintura sotto il seno. Mi afferra sotto le natiche con entrambe le braccia e mi avvinghio a lui avvolgendo le lunghe gambe nude intorno alla sua vita.

Mi sollevo facendo forza sulle sue spalle, infila una mano tra i nostri corpi liberando l’erezione e lo faccio entrare dentro di me in un solo colpo. L’attrito è tanto, non ero ancora pronta. Annaspo afferrandomi alle sue spalle. Un brivido mi scorre tra le gambe laddove lo sento ingrandirsi e indurirsi, mi attraversa poi la colonna vertebrale spezzandomi il respiro.

Così impalata si sposta avvicinandosi all’enorme albero che nasconde la panchina. Mi posa contro il tronco, una mano sulla mia vita e l’altra sull’albero. Con potenti spinte, sempre più rapide, si fa strada dentro di me.

Ansimi, gemiti colorano la notte.

Mi ha tolto il fiato, rapito il corpo, denudato l’anima.

Tra le sue braccia ho lasciato me stessa. Ma ho trovato lui.

La superficie ruvida sulla schiena mi riporta per un momento alla realtà. Mi afferro all’albero dietro di me, i seni si tendono in alto, più vicini al suo volto ma ancora intrappolati nello stretto abito. Con forza lo abbassa liberandomi e afferra un capezzolo tra le labbra mordibe. Succhia e morde finche non urlo. Lo sento scivolare dentro ancora di più allargandomi al massimo.

Grido il suo nome e mi perdo nel piacere. Quasi non mi accorgo quando anche lui con una ultima potente spinta viene dentro di me spingendomi contro l’albero tanto forte da sentire il legno conficcarsi nella pelle. Mi accascio su di lui, poi piano lo sciolgo dal mio abbraccio e scendo. Il respiro corto, lo guardo tornare in sé.

Lo bacio ancora una volta poi mi rassetto il vestito e i capelli.

Con un sorriso sulle labbra lo guardo. Lì davanti a me con i calzoni ancora abbassati, la camicia strappata e i capelli in disordine è perfetto.

Ma non è mio.

Così mi volto e ancora malferma sulle gambe me ne vado prima di perdermi completamente.

Mio marito mi sta aspettando a casa.

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|

Racconto

Racconto erotico #7

IL MIO MIGLIORE AMICO #1

Vieni con me“.
Quelle tre semplici parole si sono conficcate nella mia carne come lame arroventate.
Me ne sto immobile, sconcertato, tanto che è lui ad afferrarmi il polso e a trascinarmi in camera da letto. Chiude la porta, lo scatto della serratura sembra perforarmi il timpano.
Mi spinge sul letto, il viso schiacciato tra i cuscini. Rimango lì, steso a pancia in giù, completamente alla sua mercé.
Cosa vuoi da me?” gli chiedo, la voce soffocata. Non ho il coraggio di voltarmi.
Devi ancora darmi la tua risposta“.
Sale sul letto, faccio per girarmi ma si mette a cavalcioni su di me.
Mi tira su la maglietta, con le mani cerco di bloccarlo.
Basta!” dico.
La maglietta mi scivola sulla testa.
Smettila, non muoverti“.
Mi afferra le mani, tiene i polsi con una mano e con l’altra si toglie la cravatta.
Non puoi farlo“.
Lo sto già facendo” dice legandomi i polsi con la cravatta alla testata in ferro del letto.
Sento il suo alito caldo sul collo, poi il tocco gentile delle labbra.
Mi immobilizzo. Il cuore batte veloce. Rimbomba nelle orecchie il suo suono sordo. Le sue mani prendono ad accarezzemi lungo le braccia fino ai fianchi, mentre con le labbra lascia una scia di baci lungo la colonna.
Infila una mano a slacciarmi i pantaloni e li tira via veloce. Poi mi fa mettere a quattro zampe, allargandomi le gambe e spingendo la testa sul letto.
Rimani così” mi dice.
Ma…ti prego…è imbarazzante…non ho mai…
Si allontana qualche minuto, sposto la testa per cercare di vedere cosa fa. Sento dei rumori, i pantaloni cadono a terra..altro fruscio.
Mi raggiunge sul letto.
Mi bacia la nuca, con la mano trova il pene e inizia ad accarezzarlo.
Inarco la schiena assecondando i suoi movimenti. Mugugno, sospiro.
Bene, così….Sei mio…
Poi si ferma e ad un tratto sento qualcosa di freddo colarmi tra le natiche. Sobbalzo.
Cosa fai?
“Così sarà più bello per entrambi”
Poi con le dita mi spalma il gel sull’ano e con un dito mi unge l’interno allargandomi. Preparandomi a lui.
Non mi da il tempo di fermarlo, ma lo avrei fatto davvero? Non sono pronto, ma non posso aspettare.
Non riesco a mentire più a me stesso.
Lo voglio. Lo voglio dentro di me. Voglio lui, sempre lui…solo lui.
Lo sento spingere, ho i brividi. Eccitazione, paura, dolore hanno la stessa forma….la sua.
Mi afferra i fianchi e entra, allargandomi piano.
Vuoi che smetta?” mi dice respirando a fatica.
Mai. “No“.
Voglio sentire la tua risposta“.
Quasi grido nel sentirlo entrare del tutto. Mi inarco, stringo i denti. Cerco di muovermi ma mi tiene stretto per i fianchi.
Sono tuo” sussurro.
Spinge ancora. Sobbalzo. Il pene sempre più duro.
Sono tuo. Per sempre“. Mi fermo per cercare di riprendere fiato.
Sta aumentando il ritmo con il quale mi impala…dentro…fuori. Ogni volta più forte. Il rumore della carne riempe la stanza, supera i miei gemiti e i suoi grugniti.
Fa un male cane, ma non ha più importanza.
Perché è lui che amo. Il mio migliore amico. Un ragazzo.

Leggerete presto un seguito della storia, ma prima troverete qualche spiegazione in più sulla coppia nel racconto prequel di prossima uscita.

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|

Racconto

Racconto erotico #6

Lavorare….da remoto.

È da questa mattina che sono agitata. In attesa, con la sensazione, o meglio la certezza, che qualcosa sta per accadere. In realtà sono in questo stato da ieri sera. Da quando avevo accettato di farlo.

“Lo farai per me?” mi dice mentre sono accocolata sul suo petto .
“Potrebbe essere imbarazzante, domani lavoro lo sai”.
“Sarò bravo, ti manderò un messaggio di avvertimento”.
Si ferma e mi solleva la testa in modo che possa vederlo.
“Da quel momento avrai tre minuti. Ricordalo, o sarà imbarazzante”.

Ritorno con la testa al presente, al mucchio di lavoro che mi aspetta. Ma non posso fare a meno di guardare il cellulare in continuazione. È in modalità vibrazione. Esatto, sorrido. In realtà sto quasi per scoppiare a ridere dal nervoso.
“Lasciare che sia lui a comandare” sussurro tra le labbra. Quasi nello stesso momento stringo le gambe tra loro. E lo sento, non mi sono ancora abituata a questa sensazione di pienezza, penso mentre cerco una posizione più comoda sulla sedia.
Alzo lo sguardo dalla mia postazione. Ha la porta chiusa, lui. Non posso vederlo. Sospiro, una relazione segreta sul posto di lavoro. Già questo basta per darmi un brivido…non avevo bisogno di…questo.
Quasi salto dallo spavento quando sento il cellulare vibrare.
Leggo: Adesso, hai tre minuti.
Mi alzo in fretta, i miei colleghi mi guardano strano. Sorrido scusandomi, poi afferro il cellulare e faccio di corsa la strada che mi separa dal bagno. Apro tutte le porte, non c’è nessuno. Chiudo a chiave la porta esterna e poi mi chiudo in uno dei cubicoli. Guardo l’orologio sul dispaly, manca un minuto. L’attesa mi sta uccidendo.
Cosa faccio mi siedo?
“No, meglio in piedi” sussurro.
Mi appoggio con la schiena alla porta e chiudo gli occhi. Prendo un bel respiro e lo sento. La presenza che ho percepito dentro di me da stamattina si è accesa.
Le vibrazioni iniziano, piano, le prime almeno. Poi lui cambia l’intensità, più forte; anche le pulsazioni sono diverse.
Ingoio a vuoto. Stringo le gambe e inizio a muovere i muscoli interni della vagina. Muovo il bacino, apro e chiudo le gambe. La vibrazione si interrompe all’improvviso.
“No” mi esce dalle labbra.
Mugugno insoddisfatta. “C’ero quasi”. Cerco di rimanere concentrata sulle sensazioni di poco fa. Nulla.
Afferro il cellulare e scrivo: Ti prego.
Visualizzato, quella spunta blu mi da speranza.
Il ronzio riparte, lo sento di nuovo vibrare. Sono sicura lo abbia messo alla massima velocità. Allargo le gambe, punto una mano sul muro alla mia sinistra e con l’altra mano inizio a massaggiarmi la clitoride. Premo, giro, giro ancora, tintillo, lascio scivolare il dito. Qualche colpo ancora, il bacino dondola.
Affanno. Mi mordo il labbro inferiore. “Ahhh” sussurro. “Ecco” per poco non grido. Poi vengo, sento gli umori bagnare il vibratore e le dita. Lo lascio vibrare ancora dentro di me, assecondando le pulsazioni. Poi afferro il cellulare. Digito: Grazie.
Quasi subito leggo: La prossima volta non avrai alcun avvertimento.
Mi lascio cadere sulla tazza con il respiro corto e un sorriso ebete sul volto.
Che stronzo, penso, come torno di là?

Miss Elena

|Non copiate, anche parzialmente, il mio racconto senza un precedente consenso scritto|

Racconto

Racconto erotico #5

Sono a letto, domani ho un seminario alle otto. Il caldo mi sta tormentando.

Bussano alla porta. Il suono mi costringe a interrompere la revisione del discorso.

Inizio a sudare nell’attimo stesso in cui infilo la vestaglietta sull’intimo. Spero di fare in fretta.

– Arrivooo – grido alla porta. Mi chiedo chi possa essere a quest’ora.

– Servizio in camera –

Mi avvicino alla porta senza aprire.

– Non ho chiamato – rispondo.

Guardo nello spioncino. Un ragazzo, alto e ben piazzato in divisa, è appoggiato al carrello.

– È una torta gelato, signora. Panna cioccolata e fragole. Se non apre si scioglierà in fretta –

Un sorriso mi si apre sul volto. Forse me l’avranno inviate le mie colleghe, nella speranza che domani faccia anche il loro nome nella presentazione, penso.

Apro, ho davvero voglia di un gelato, e del bicchiere di acqua ghiacciata che è lì accanto.

– Prego entri pure –

Rimango alla porta e lo osservo entrare. Sarà il caldo, sarà il suo culo stretto nell’uniforme, sarà lo sguardo che mi ha lanciato mentre mi passava accanto o il profumo inebriante che ha lasciato nell’aria, ma il cuore comincia a battere più forte. Chiudo la porta.

Si gira. Mi avvicino lentamente e inizio a sciogliere il nodo della vestaglietta, lascio che si ammucchi a terra ai miei piedi.

– Fa davvero molto caldo, stasera – dico.

Si raddrizza, deglutisce un paio di volte. Il suo sguardo mi accarezza, gli occhi si accendono.

– È vero, signora –

Sono davanti a lui, gli slaccio la cravatta e i primi bottoni della camicia.

– Starai soffocando con la divisa –

Annuisce. Alza entrambe le mani e mi aiuta ad aprire la camicia sul suo ampio petto. Mette le mani sulla cintura dei pantaloni, lo fermo.

– Faccio io –

Mi metto in ginocchio, apro lentamente la cerniera. Infilo una mano nei boxer.

Sollevo lo sguardo ad incontrare il nero luminoso dei suoi occhi.

Lo accarezzo piano, e lo sento ingrandirsi sotto la mia mano. Faccio scivolare pantaloni e boxer a terra, liberandolo.

Avvicino il volto al suo pene. Tiro fuori la lingua e lo lecco piano dalla base alla punta. Un sibilo gli esce dalle labbra. Con entrambe le mani gli afferro le natiche, mi lecco le labbra.

Mi volto a prendere un cubetto di ghiaccio, lo lascio rotolare in bocca.

Lo guardo, annuisce.

Poso il ghiaccio, mi sollevò quel poco che basta per prenderlo in bocca. Le sue dita si infilano tra i miei capelli.

È più grande di quanto mi aspettassi, mi muovo lentamente. Ho bisogno di sentirlo dentro. Stringo le gambe mentre lo graffio con i denti. Trema. Continuo a leccarlo, poggio le labbra sulla punta e inizio a succhiare. Alterno qualche colpo con la lingua. Con le dita scendo ad accarezzare quella zona poco prima dell’ano. Lo sento respirare con fatica, le unghie mi graffiano il cuio capelluto. Stringo ancora di più fino a lasciargli dei solchi sul culo.

Lo lascio scivolare fuori, mi chino e gioco con i testicoli gonfi. Li prendo in bocca, leccandoli mentre con la mano mi muovo lungo il pene. Sempre più duro, sempre più caldo lo sento tremare. Sollevo la testa, mi lecco le dita. Mi accarezzo la clotoride, inizio a scrivere il mio personale alfabeto. Allargo le gambe, con le mani accelero il movimento, dentro di me e su di lui; fino a quando con un grido non mi bagna la mano e quasi insieme sussulto piegandomi su me stessa.

Miss Elena

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Racconto

Racconto erotico #4

Mi sveglio accoccolata al calore del suo corpo. Le labbra a un soffio dal suo petto, un braccio intorno alla vita. Sollevo un pò la coperta e mi avvicino a lui; il suo corpo nudo è caldo e duro.

Faccio scivolare la mano dal petto al suo membro. Lo circondo piano.

Mugula nel sonno, si agita. Lo voglio sveglio e duro. Inizio a baciarlo. Piccoli e leggeri baci, carezze. Dal petto fino alla curva dei fianchi. Sento il suo odore. Mi inebria.

Lo prendo in bocca, poco alla volta allargandomi per lui. Succhio, lecco, arrivo a graffiarlo con i denti.

Sento la mano infilarsi tra i capelli, mi spinge la testa verso il basso mentre solleva il bacino. Il respiro corto e affrettato, sento la sua voce roca fin dentro le pieghe del mio sesso bagnato.

Mi tira su, scivolo su di lui. Lo bacio sulle labbra, voglio che senta il suo sapore nella mia bocca. Si sistema dentro di me, cerco di farlo affondare in fretta ma mi tiene ferma per i fianchi. Sono impaziente, ma lui rallenta ancora di più. Sa come farmi impazzire.

Prendo una delle sue mani e la sposto sul seno, mi chino in avanti.

Fa per uscire, e stringo ancora di più i muscoli della vagina sul suo membro. Voglio davvero accarezzarlo in ogni modo possibile.

Finalmente mi lascia libera di muovermi, poggio le mani sul suo petto e mi chino in avanti per baciarlo. Mi morde il labbro inferiore, con forza, sento il sapore del sangue in bocca. Continuo a muovermi. Sempre più veloce, sempre più a fondo. Lo lascio quasi uscire del tutto prima di riprenderlo con forza. Sollevo la testa, sento i capelli acccarezzarmi le scapole. Mi lecco le labbra, ho il respiro sempre più corto. Sento un vuoto alla bocca dello stomaco come al decollo di un aereo. Prendo fiato, ci sono ormai.

“Fai in fretta” dico. “Vienimi dentro” riesco a gridare prima di perdermi. Assecondo le sue ultime spinte mentre cerco di respirare. Poggio la testa sulla sua spalla cercando di ritrovarmi.

Mi carezza la schiena, sento la sua mano sulla nuca e il suo membro nella vagina. Giro il collo e mi ritrovo a respirare dalla sua bocca. Lo bacio.

Non riesco davvero a stancarmi del suo sapore.

Miss Elena

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Racconto

Racconto #3

Tendo la mano su un fascio di muscoli tesi. Mi muovo piano sotto di lui, non ne ho mai abbastanza. E neanche lui. Lo sento ancora parzialmente duro dentro di me. Sospiro di piacere. È di nuovo pronto e io non riesco più a trattenermi.

Con un mugolio di soddisfazione inizio a muovermi, sul serio stavolta. Gli allaccio le gambe intorno ai fianchi gemendo nel sentirlo completamente. Ruoto appena le anche perché possa arrivare in fondo. Lo sento rilasciare il fiato tra i denti nello sforzo di trattenersi. Gli affondi si fanno più profondi, più veloci. Lo attiro a me. Voglio sentire il suo sapore. Voglio essere marchiata dal suo odore. Lo bacio. Con la lingua mima gli affondi con cui mi sta impalando. Sulle labbra sospiro di piacere e solo la sua bocca trattiene le mie urla. Mi stacco dal suo bacio, ho bisogno di respirare, poi gli mordo la spalla. Anche io voglio marchiarlo. Guardo nei suoi occhi, due profondi abissi azzurri. Potrei affogarci dentro e non mi importerebbe nulla.

Grido ancora. Ci sono ormai. Sento il piacere espandersi a ondate dentro di me. So che lui non verrà prima di me. Non mi trattengo ancora, il sudore mi imperla il corpo. Il respiro strozzato mi esce dalle labbra gonfie per i suoi baci. Con un’ultima spinta prendo il volo e con il suo sapore sulle labbra sento i muscoli della vagina contrarsi intorno il suo membro accarezzandolo. Finalmente anche lui si lascia andare e il getto caldo unito alle sue ultime spinte mi fa sobbalzare ancora una volta. Stremato, si accascia su di me, lo libero lentamente dalla mia morsa. Lo sento bisbigliare contro il collo. -Mia- Lo graffio teneramente sulla schiena. -Si- sussurro e sussulto ancora quando mi morde il seno marchiandomi.

Se vi siete persi i precedenti racconti e siete curiosi, vi lascio i link qui e qui.

Miss Elena

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